A volte accade di aprire Google News e leggere un titolo che rimane più impresso degli altri: Freddie Mercury canta Yesterday; non veniva da un sito di musica bensì di tecnologia.
Cosa si sono inventati i blog tecnologici questa volta? Dopo Bohemian Rhapsody suonata dai dispositivi elettronici non ci stupiamo più di nulla.
DISCLAIMER: post scritto a quattro mani, ma principalmente da Elettrona – il polo negativo. Quella che NON GUARDA IN FACCIA nessuno, nel vero senso della parola.
Lettori avvisati, mezzi salvati.
Storie di fantasia con Freddie di Bugliano che se la prende coi generatori automatici? Non sono da escludere! Anzi possono essere un’esca per il killer dissanguatore. Vedremo.
Bohemian Rhapsody elettronica
Prima di Freddie Mercury che canta Yesterday, facciamo un passo indietro: con l’uscita del film sui Queen a fine 2018 sono andati avanti mesi a mostrarci tutte le più grosse stranezze legate al brano più celebre della rock band britannica. E anche noi abbiamo creato un racconto di fantasia legato a Bohemian Rhapsody – gli altri possono fare stranezze e noi niente?
Una delle più singolari interpretazioni è sicuramente quella generata usando apparecchiature elettroniche datate e si chiama Bohemian Rhapsody old computer school: scanner, stampanti, adattatori, i modelli usati sono tutti presenti nella descrizione del video. Possiamo dire inascoltabile? Sì, ma di certo rispettabile il lavoro svolto da questi appassionati.
Sulla falsa riga di Old Computer School c’è Bohemian Rhapsody Floppotron creata con lo stesso principio: floppy disk, scanner e vecchi modem utilizzati dall’ingegnere informatico Pawel Zadrozniak per suonare il brano.
Strano, e divertente. Perché anche da parte nostra non mancano le canzoni create coi sintetizzatori vocali, specie nei primi anni 2000 ne ho fatte anch’io (Elettrona) inclusa una versione cantata da un programma chiamato “Er Finestra”, il cui vero nome era Loquendo, poi però ho smesso perché ingenuamente ho piazzato i codici testuali dei brani in Internet e un sacco di youtuber li ha registrati spacciando il mio sorgente copia-incollato per un’opera fatta da loro.
Basta scrivere in YouTube “er finestra” e si trovano un sacco di canzoni (poco curate fra l’altro) di gente a cui pare di aver scoperto l’acqua calda senza pensare che, prima, c’è stata una persona con disabilità visiva cioè la sottoscritta che si è fatta il culo quadrato per necessità e ha scoperto anche il lato divertente della questione. Errore mio, ingenuità, buona fede legata alla condivisione della conoscenza. E mi sono lasciata fregare. Amen.
Freddie Mercury canta Yesterday
La notizia è arrivata dritta dritta su Google News e secondo il sito SmartWorld, Freddie Mercury che canta Yesterday è “la cosa più meravigliosa ascoltata oggi”.
Sarcastico, vorrei sperare! Sono sempre Elettrona, al secolo Elena Brescacin, e se serve me ne prendo le responsabilità perché il dominio PlusBrothers è intestato a me quindi se parlo male venite pure a prendermi coi pulotti e i caramba [cit]. Avrò la moka col caffè pronta ad aspettarli.
Piuttosto facciamo i seri: il blog di tecnologia presenta il video dell’improbabile Freddie Mercury in questo modo.
È l’alba di una nuova era, che rischia di accecarci
Ottimo: sono già cieca di mio quindi o mi state prendendo per il culo oppure…
No, nessuno sta prendendo in giro qualcuno specialmente chi non vede ma il blogger vuole solo fare un esperimento sensoriale:
Facciamo un esperimento: non leggete oltre questo articolo, ma chiudete gli occhi e fate partire il video qui sotto (anche non in quest’ordine), ascoltatelo e poi ne riparliamo…
Chiudere gli occhi non mi serve perché, come detto, ho l’interruttore della luce impostato su “off” da quando sono venuta al mondo però l’esperimento con me è fallito e mi dispiace per chi si è impegnato tanto a presentare l’effetto meraviglia.
Neanche in AIDS terminale Freddie Mercury avrebbe cantato così! E non lo sto dicendo per infelice metafora, mi riferisco al suo ultimo struggente pezzo.
Mother Love. Questo è Freddie Mercury molto malato infatti è l’ultimo brano che ha registrato in studio il 22 maggio 1991, e il cui finale è eseguito da Brian May proprio perché Freddie non ce la faceva più:
Una volta sola Freddie ha eseguito un brano di John Lennon, il giorno dopo la morte di quest’ultimo: Imagine, il 9 dicembre 1980 a Wembley. Il resto è finzione o, come si dice in gergo, deep fake.
Modelli generativi di contenuti
Se Freddie Mercury canta Yesterday o almeno tenta di farlo, il lavoro deriva da un sistema di intelligenza artificiale o modello generativo come viene chiamato; lo stesso che fa funzionare chat gpt, per intendersi. Magari tecnicamente non lo stesso ma si sta parlando di un sistema che genera testi, immagini o voci partendo da contenuti che già esistono.
Queste tecnologie aprono effettivamente una nuova era in ambito lavorativo, di svago o per chi ha bisogno di ausili e alla persona che dice “l’alba di una nuova era che rischia di accecarci” rispondo a tono: una nuova era che può aiutare chi cieco lo è già.
Questo è Be My Eyes Virtual Volunteer, assistente basato sul motore GPT4.
Non mi offendo per il termine “accecare” usato metaforicamente però sarebbe il caso che un blogger tecnologico prima di fare certe sparate si guardasse in giro. Appunto.
Questa fantomatica interpretazione di Yesterday alla Freddie Mercury è ingannevole solo per chi, la sera e la mattina, preferisce guardare i social network anziché lavarsi le orecchie: gli manca il modo caratteristico di pronunciare la C dura, la s, la t, la d, la conformazione dei suoi denti gli dava una dizione particolare difficile da riprodurre per qualsiasi, anche gli umani più bravi a fare le sue imitazioni. Dai, guru dell’intelligenza artificiale, proprio yesterday dovevi fargli cantare? Se gli davi Hey Jude probabilmente avresti preso più gonzi!
Il problema, serio, dei deep fake
Il concetto di “deep fake”, tradotto alla lettera come “falso profondo” è un contenuto costruito ad arte e spacciato per reale. Quindi un fotomontaggio di un personaggio pubblico legato a frasi improbabili, un video dello stesso tenore o un audio, ed è chiaro che i modelli generativi come questi possano essere utilizzati per creare “falsi dettagliati” sempre più credibili.
Per forza di cose è opportuno regolamentarne l’uso perché ora che la massa è venuta a conoscenza di questi modelli il primo scemo del villaggio può far dire ai politici la qualunque facendola passare per vera, e così incentivando i conflitti, non solo quelli metaforici. Chi ha detto Trump, Biden, Putin o Zelensky…
A sentire certo web moderno pare che la cosiddetta “intelligenza artificiale” sia qui da poco, in realtà però noi seguiamo siti di debunking che ne parlano già da tempi non sospetti: nel 2020 i nostri amici di Bufale Un Tanto Al Chilo hanno trattato ampiamente l’argomento in un articolo Intelligenza artificiale e fake news dove hanno intervistato un esperto in materia, Riccardo Zecchina.
Proprio con lui hanno toccato il tema dei deep fake, cioè informazioni false confezionate per farle sembrare vere:
[…] queste reti funzionano sempre sulla base degli input umani. Quindi in realtà si tratta di sistemi fragili. Bisogna sempre distinguere tra quella che è la cosmesi, cioè come vengono presentati sui media i risultati, e la sostanza.
Prendiamo l’esempio di Freddie Mercury che canta Yesterday?
La cosmesi: un titolo acchiappa-click, una descrizione accattivante dove si dice che l’intelligenza artificiale ha clonato Freddie Mercury, magari mettici pure la foto di Freddie col microfono se proprio vuoi far le cose bene.
La sostanza? Accorgerci della mancanza di emozione nella voce, i dettagli di pronuncia caratteristici di Freddie che mancano, e da un prodotto presentato come meraviglioso esce fuori la spazzatura che è. Con rispetto parlando per chi ha fatto il lavoro.
Continua il prof. Zecchina su BUTAC:
[…] sentiamo un chatbot dire tutta una serie di cose che ci sorprendono. Ma questi sono sistemi che messi di fronte a una piccola variante non sono in grado di reagire in maniera appropriata.
Questione già affrontata nel nostro articolo su Chat GPT parlando di Freddie che si fa un selfie e l’HIV che gli parla. L’idea di un virus parlante è probabilmente stata sviluppata così di rado che nessun algoritmo generativo la prende in considerazione.
Se però provassimo a mettergli un cagnolino e un bambino, o un gattino? Le cose cambierebbero e uscirebbero storie molto simili a quelle degli influencer sui social.
Là però il problema è diverso, non è l’intelligenza artificiale o come vuoi chiamarla che ha un livello alto, è l’umano che ha un livello basso!
Di conseguenza se qualcuno ha paura quando gli dicono che Freddie Mercury canta Yesterday grazie alla tecnologia, a me fa più paura chi la pensa a quel modo!
Se quel video per una persona è simile a Freddie, cosa dire all’ascoltatore? Si lavi meglio le orecchie perché sono piene di geranei.
A me come persona con disabilità visiva più che la tecnologia fa paura l’idea di fidarmi, da quando sono nata, di gente facilmente suggestionabile. Esseri umani troppo sicuri di sé ma a cui basta un contenuto multimediale confezionato ad arte per cambiare idea su una cosa, un evento, una persona.
Con la tecnologia almeno sei consapevole di non poterti fidare al 100% perché è ben lontana dall’essere perfetta, sai dall’inizio che sopperisce e non è una sostituzione agli occhi impossibilitati a vedere. Invece se a farti la cappella più grossa è una persona ritenuta un amico, là non c’è Freddie Mercury canta yesterday che tenga perché resti fregato nel peggiore dei modi.
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