A cosa serve il pride?

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Una domanda che arriva puntuale ogni anno in cui il mondo democratico a giugno si muove con l’onda pride; dalla propria comfort zone sul divano, i soliti si chiedono: “A cosa servono queste pagliacciate oscene?” Certo, fate pure, continuate a considerarli così voi che non sembrate conoscere la discriminazione, ma sappiate che per noi gli osceni siete voi che vi scandalizzate per qualcuno che “esce il culo” poi siete i primi a fuggire nei locali notturni mentre vostra moglie cucina.


Gay pride?

Un tempo si chiamava così: “gay pride” e ancora oggi in molti media (lasciamo intuire quali) viene menzionato con questo nome perché in effetti a introdurre nel mondo democratico questo tipo di manifestazioni è stato il movimento omosessuale: prima nel 1969 negli Stati Uniti (i moti di Stonewall) con una vera e propria rivoluzione contro le autorità che usavano violenza nei confronti delle persone e dei locali LGBT; da quel momento le persone omosessuali hanno iniziato ad alzare la testa dall’emarginazione a cui venivano sottoposte, in seguito è avvenuta l’altrettanto storica marcia a Washington fine anni 80, quella che poi ha dato inizio al cosiddetto “coming out day” celebrato l’11 ottobre.

Anche la parola “gay” per definire gli omosessuali maschi, è nata in quel contesto: se la sua reale traduzione è “gaio” (felice), è anche l’acronimo di “Good As You”. Buono, nel senso di persona valida, quanto voi. Per spiegare quello che dovrebbe essere ovvio ma ancora non lo è: “anche se mi vesto da donna, anche se vado a culo di fuori, anche se amo gli uomini, non sono meno uomo di te che vai in giacca e cravatta con la bionda a fianco”. Per questa ragione è nato prima lo slogan “gay power”, diventato poi “gay pride”.

Con l’andare del tempo però si è capito che le persone LGBT infinito e oltre, non sono le uniche a essere marginalizzate e si è stabilito di chiamarlo solo pride. Sì, ultimamente è nato anche il “disability pride” che si fa a Milano per le persone con disabilità ma noi pensiamo che il pride sia di tutti. Se no, a questo punto, creiamo un pride per le donne, uno per le persone con HIV, uno per gli stranieri o la disabilità o gli anziani, deambulatori carrozzine bastoni e dentiere che sfilano in piazza. Non descriviamo la scena che abbiamo in mente onde evitare di farci la figura delle brutte perzone falze.

Pride: obbligatorio il culo di fuori?

Una delle obiezioni che viene fatta verso i pride è l’abbigliamento appariscente, se non addirittura assente, di molte persone partecipanti: seni e sedere fuori, o comunque un modo di vestire che non lascia spazio a dubbi.

Anche noi ci siamo chiesti inizialmente il senso di tutto questo, non voler essere oggettificati e guardati, ma poi vestirsi in modo più provocatorio possibile? Eppure il senso ce l’ha e come: in un contesto storico e sociale dove si sta facendo nuovamente sentire l’intolleranza su larga scala, dove offendere il prossimo viene in qualche modo percepito come “lotta anti-sistema” e “ribellione all’egemonia del ‘politically correct’”, sentirsi liberi di andare a culo di fuori è una risposta potente a chi vorrebbe farci tornare alla repressione pre-stonewall.

Noi cosa facciamo? Ci metteremmo in mutande o senza? No, perché non è nel nostro carattere ma non giudichiamo più chi lo fa. E soprattutto è insensato dire “il pride non mi rappresenta” perché il pride non ha un dress code: se si vuole partecipare, ognuno è libero di dare la propria rappresentazione di se stesso.

Serve anche un etero pride!

Sempre i soliti obiettano: “se non fai coming out non sei nessuno”, “siamo noi etero a essere discriminati”, “ci vuole un etero pride”. Non avete capito niente, cari (per le spese); il pride se volete è anche vostro. C’è spazio anche per voi perché non siamo noi a chiudervi nelle gabbie, ve le siete costruite da soli e poi avete voluto imprigionare anche noi.

Venite pure in giacca, cravatta e con la bionda a fianco se volete; il coming out, sarebbe il caso che lo facciate anche voi. Invece no, preferite fare il padre e madre di famiglia poi vi si vede in sala d’attesa alle malattie infettive perché non avete usato protezioni con l’amante donna o uomo di turno. Non avete il coraggio di dire “questa vita marito-moglie-casa-chiesa-lavoro non fa per me”, non lo dite a voi stessi e non lo dite ai partner. Poi vi lamentate che i vostri matrimoni non durano. Abbiate il coraggio di uscire allo scoperto, fare coming out, appunto. Essere voi stessi e vivere la sessualità in modo sereno. Sareste felici voi, e lo saremmo noi.

A cosa serve il pride?

La risposta alla domanda è la più ovvia. I pride servono per far vedere che esistiamo, a un mondo che vorrebbe nasconderci. A un mondo che vorrebbe ingabbiarci in una narrazione tossica della nostra identità, e per nostra intendiamo anche quella di noi due blogger, che non potevamo trovarci a essere più diversi uno dall’altro.

Noi non appoggiamo il pride per favorire un partito o l’altro, la politica intesa come sostegno o disprezzo verso il governo in carica non è un argomento che trattiamo nei nostri spazi Internet.

Appoggiamo i pride perché siamo stanchi di doverci giustificare per quello che siamo e facciamo, ne abbiamo abbastanza di dire “perdonateci se esistiamo” o peggio di sentire chi ci considera una coppia etero consolidata. Siamo una donna etero non vedente HIV negativa e un uomo gay con HIV, su questo nessuno deve giudicarci e non dobbiamo alcuna spiegazione a qualcuno su come ci siamo conosciuti, se facciamo sesso come e con chi, e via dicendo.

Il nostro pride è iniziato il 26 agosto 2019 e andrà avanti a oltranza fino a data da destinarsi.

Parteciperemo al pride 2023? Avevamo l’intenzione, a dir la verità; anche perché i pride sono tra le poche manifestazioni in cui gli organizzatori pensano alle esigenze delle persone con disabilità; non ci pensano troppo gli scioperi riguardanti il mondo del lavoro, né le manifestazioni per ricorrenze storiche come la festa della liberazione o della repubblica, no, molti pride invece addirittura si organizzano con le navette.

Ovviamente non tutti riescono a farlo pur avendone l’intenzione, perché il più delle volte sono manifestazioni organizzate sul territorio da associazioni che spesso non hanno fondi e disponibilità logistica per cui si arrangiano con quello che possono; allora noi, vivendo in città diverse e non potendo partecipare allo stesso pride insieme, abbiamo deciso di fare nel 2023 come siamo abituati da sempre: quadrante e sfondo del pride nei nostri smartphone e orologi digitali, sfondo sul desktop a tema dove possibile, parlare nella vita reale delle istanze del pride – quest’ultima è una prassi che portiamo avanti per l’intero anno, a dir la verità.

L’intenzione nostra è sempre quella di smontare tutte le narrazioni false anche in materia pride, tipo le foto modificate in cui i soliti disinformatori costruiscono ad arte immagini in cui si inneggia all’abuso sui minori e la fantomatica “teoria gender”, l’ETERO in affitto (scritto così apposta, non è un errore) e tutte le stronzate.

Noi non siamo più disposti a sottostare alla narrazione che vuole il gay pedofilo, il disabile infelice, la persona che vive con HIV nascosta e nel peggiore dei casi un untore. Basta. Prima si capisce che il pride va vissuto come una manifestazione a tutela di ogni identità, meglio è. Noi non ce l’abbiamo con voi perché siete (o fate credere di essere) etero, perché voi ce l’avete con noi? Perché vi facciamo paura? Uscite dalle prigioni che vi siete costruiti e il mondo ringrazierà.

21 risposte a “A cosa serve il pride?”

  1. Avatar Kikkakonekka

    Qui a Padova il Pride Village resta aperto per tutta l’estate, con avvenimenti ed ospiti di tutti i tipi.
    Credo che una sera ci andrò (con la moglie) perché non ci trovo nulla di male, e tutte queste distinzioni etero/gay a me non interessano: ci andrei solo per passare una bella serata, mangiare qualcosa e vedermi uno spettacolo.

    1. Avatar Elettrona e Gifter

      Lo sappiamo, lo sappiamo! Abbiamo appena sentito un paio di nostri amici dal fvg pride e ci hanno detto che il corteo è stato sospeso in anticipo causa pioggia.

      Vorremmo essere una moschetta e sentire gli omofobi quanto stanno godendo a vedere i pride col maltempo!

      1. Avatar Kikkakonekka

        Il “pride” più bello cui io abbia assistito, fu a Toronto (Canada) nel 2017. Decine di migliaia di persone!

        A me non piacciono le ostentazioni, di ogni tipo, però devo dire che il colore e l’allegria hanno coinvolto me le la mia famiglia.

        1. Avatar Elettrona e Gifter

          Infatti a quello serve il pride: a dimostrare che si può usare l’allegria e i colori anche per manifestare il proprio malcontento verso un mondo che ancora fa fatica ad accettare l’esistenza di un’umanità più varia di quella disegnata dalla cultura eterocentrica.

          Avremmo tutto il diritto di incazzarsi e tirare pietre a montecitorio, sì o no? Dopo le frasi umilianti lanciate da certe politiche cosa dovremmo fare? Come minimo i lanciafiamme dovremmo tirargli! Ma #NoiNonSiamoComeLoro

          Dopo però cosa succede? Quando alla rabbia preferiamo i colori, ci dicono che “ostentiamo”; i novax e nomask che passano il covid in giro gridando “libertà” poi spaccando la telecamera dei giornalisti, quelli che assaltano i sindacati e danno fuoco alle macchine, quello è dissenso? Anche no.

          1. Avatar Kikkakonekka

            A mio avviso l’unico errore del “pride” è quello di relegarlo a manifestazione per gay/lesbian etc, quando in realtà dovrebbe essere indirizzato a chiunque, senza alcun tipo di barriera ideologica.

          2. Avatar Elettrona e Gifter

            Infatti sono i media a relegarlo come tale, perché in realtà il pride si rivolge a qualunque gruppo. E sì, anche i baciapile potrebbero venire nessuno gli ha detto no. Sono loro che si escludono da sé!!!

          3. Avatar Elettrona e Gifter

            Che figli di puttana. Ci è stato raccontato che i partecipanti al FVG Pride sono stati presi di mira e gli hanno tirato uova e spazzatura addosso.

            Roba che se lo facessimo noi alle manifestazioni organizzate da certe frange politiche, il giorno dopo o ci denunciano o comunque fanno le vittime! Noi siamo per la libertà di manifestare in qualsiasi caso a patto non si faccia del male a qualcuno (sì, anche dare il covid in giro – manifestare senza mascherine in piena emergenza era problematico e come).

            E sinceramente speriamo che nessuno abbia approfittato del pride per fare cazzate, dalla nostra parte almeno; ma quelli che tirano spazzatura che problemi hanno?

    1. Avatar Elettrona e Gifter

      Noi cerchiamo sempre di informare su queste manifestazioni perché è scandaloso. Intanto che la politica stia in mezzo, quindi si pensi che il pride sia roba del piddì. E poi perché ci sono i figli di pu, ieri al pride a Pordenone questi imbecilli hanno tirato addosso spazzatura contro il corteo.

      Ma uno che esce di casa portandosi via un cesto di uova e un sacchetto di spazzatura per tirarlo addosso ad altre persone, che vita grama deve avere?

      1. Avatar Giuseppe Grifeo

        Gente manovrata e manovrabile: i fondamentalismi sono perfetti per decerebrati e per chi è alla ricerca di risposte, quali esse siano purtroppo

        1. Avatar Elettrona e Gifter

          Purtroppo sì, e ce ne sono da entrambe le parti; il problema è che VOTANO!

          1. Avatar Giuseppe Grifeo

            Inevitabile per il suffragio universale. Il risultato si vede sulla “qualità” degli eletti da oltre un ventennio a questa parte

          2. Avatar Elettrona e Gifter

            problema è che se togli il diritto al voto fai peggio.

          3. Avatar Giuseppe Grifeo

            Oltretutto sarebbe costituzionalmente impossibile. Ricalcheremmo diversamente quel che accadde negli anni post prima guerra mondiale, anni di crisi che favorirono l’ascesa mussoliniana

          4. Avatar Elettrona e Gifter

            Neanche vogliamo pensarci, ma questi fanatismi da un lato e dall’altro ci fanno paura.

            Compresi gli slogan “l’amore è amore”: ci sono persone lgbt infinito e oltre (e anche etero se è per quello) alle quali dell’amore frega zero e vivono la sessualità in modo diverso. Mordi e fuggi, o comunque senza volere qualcosa di stabile.

            Possiamo non condividere la cosa, perfetto. Ma queste persone vanno rispettate per quello che sono. Altrimenti il rischio è quello che si nascondano (come continuano già a fare) e poi magari ce le troviamo al fianco promettendoci di essere stabili invece poi ci troviamo a non riuscire a passare dalle porte.

            E lo sappiamo come va a finire quando a un certo punto il palco sulla testa inizia a pesare! Quanto meglio sarebbe se uno già subito ti dicesse “guarda io sono fatto così. Mi piace così quindi scegli tu cosa fare!” Almeno prendi la porta e te ne vai quando ancora ci passi!

          5. Avatar Giuseppe Grifeo

            La franchezza e la trasparenza sono cose rare, ma questo è da sempre. Da qui la selezione personale di chi frequentiamo, azione per nulla semplice e non priva di errori e disavventure. È il naturale gioco delle parti che non si è evoluto dai tempi delle piramidi

          6. Avatar Elettrona e Gifter

            Sembra quasi un’impresa titanica ma si domanda, semplicemente, di aver chiaro con chi si ha a che fare!

  2. Avatar Blue Nihil

    Da donna etero cisgender quest’anno ho in programma di partecipare al pride di Milano. Negli ultimi mesi (anni!) sembra che la situazione stia peggiorando in tutto il mondo, quindi andrò anche io a fare la mia parte 🏳️‍🌈

    1. Avatar Elettrona e Gifter

      Da capire che cavolo di male abbiamo fatto a certa gente, cosa ci provano a odiarci. Evidentemente siamo più liberi di loro peccato che le gabbie se le siano costruite tutte da soli.

  3. Avatar Valentinα Grassi

    Ciao! Io sono anni che guardo da fuori il pride che fanno nella mia città, perchè ho tante paure a partecipare (tutte connesse con la mia fragilità psichica comunque).
    Quest’anno mi dico che mi costringo ad andare, se poi sto male torno a casa, ma se non faccio un primo passo non arriverò mai da nessuna parte.
    Forse sarò una delle persone che passano inosservate, boh, dipende da come mi dice la testa quel giorno.
    Uno dei miei problemi principali è che nessuno vuole venire con me. Tutti i miei amici, me compresa, sono sociofobici e agorafobici, se li metti in mezzo a tante persone uno scappa a destra e l’altro vomita a sinistra.
    Sicuramente avere la mano di qualcuno mi avrebbe fatto avere meno paura, ma comprendo anche i loro limiti perciò mi sto zitta e vado avanti per la mia strada. Prima devo pensare a migliorare me stessa, altrimenti non potrò mai aiutare gli altri a fare lo stesso.

    Ho paura di dare fastidio al Pride, ho paura che la mia fragilità possa essere di troppo dato che abbiamo cose più importanti da dire e fare in quel frangente.

    Anni fa scoprii l’esistenza del Torino Mad Pride, che si è tenuto una volta sola mi pare, sotto influenza di un paziente psichiatrico che voleva lottare per i diritti suoi e dei suoi compari, e con la sua morte non è stato fatto più (mi pare, non do certezze perchè le info sono scarse su questo evento anche se ho cercato per mesi di capire il più possibile).
    Fatto sta che da quando vidi il documentario su questo evento mi iniziai a muovere per aggregare tutti i pazienti psichiatrici che conoscevo, avrei voluto sfilare con loro, avrei voluto chiedere a gran voce i nostri diritti, avrei voluto fare molto ma i miei stessi problemi di fragilità psichica mi hanno rallentata.
    Quindi ancora non ne ho fatto niente.
    Ma è rimasto il mio sogno più grande.
    Raggrupparci, riuscire a sentirci al sicuro tra di noi, come una squadra forte, e camminare insieme a tutto il resto del Pride (perchè anche io come voi credo che dovrebbe esisterne uno per tutti, punto, perchè devo averne uno apparte? che avete paura di noi pazzi?).
    Vorrei che chi viene al Pride veda la mia gente, senta quel che abbiamo da dire anche noi, e cosi inizi il primo passo verso l’accettazione nella società.
    Non sarà solo un sogno, prima o poi li costringo tutti a venire 🤣

    1. Avatar Elettrona e Gifter

      In alcune città i pride hanno previsto nel corteo anche delle situazioni in cui non c’è musica, non ci sono troppi colori, ci sono meno persone. Non abbiamo idea di come funzioni perché ognuno ha il suo ma, bene o male, ci risulta che i pride siano le uniche manifestazioni pubbliche a dare attenzioni alle persone con esigenze specifiche o, almeno, cercano di farlo.

      Dopodiché non tutti questi eventi sono inclusivi al 100% questo però dipende molti dal fatto che nessuna istituzione si preoccupa e le associazioni organizzatrici devono arrangiarsi da sole. Sarebbe sicuramente migliore una situazione in cui tutte le associazioni di tutti i gruppi marginalizzati si mettessero d’accordo per organizzare un evento in ogni città, che prenda in considerazione più condizioni possibili.

      Dopodiché, per quanto si possa fare, c’è sempre il caso critico perché far partecipare a un corteo una persona che ha paura degli spazi aperti, o comunque degli assembramenti, non è cosa.

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