La posta del culo: una cosa bella

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Per noi la posta del culo è sempre una cosa bella, allora perché ribadirlo?

Lasciando perdere le burle: “cosa bella” è una di quelle espressioni usate da singole persone con malattie o disabilità, che viene puntualmente fraintesa ogni qual volta la si sente sui media.

Il feticismo del positivo

Due sono le narrazioni mediatiche predominanti sulla malattia o disabilità: la pietà a ogni costo, con tutte le storie strappalacrime possibili per alimentare la pornografia del dolore; la seconda, forse più fastidiosa della prima, è quando si disegna la persona quasi come fosse un super eroe che funzioni da motivatore per gli altri.

Entrambi sono toni disumanizzanti perché nel primo caso sminuisci un individuo, nel secondo più che dare un esempio finisci per far sentire in colpa chi non riesce, per qualunque ragione, a sorridere della vita come fa il personaggio sentito nei giornali o in tv.

In più la storia della persona “felice e speciale” viene spesso sfruttata dai media conservatori durante i dibattiti su aborto o autodeterminazione nelle scelte di fine vita, con la speranza di portare la gente dalla propria parte ma senza considerare che ognuno ha la propria esperienza sviluppata in un contesto sociale ben preciso, che può essere diametralmente opposto a quello di altri.

Nessuno deve sentirsi inferiore o superiore perché vuole vivere o morire, sorride o piange. Siamo semplicemente umani.

Detto senza peli sulla lingua: “la vita è bella” ma tanti servizi ti sono preclusi perché ti manca la vista e il mondo è costruito a misura di vedente. Pensare positivo? Se non fosse che i farmaci per l’HIV non hanno dei costi sostenibili e senza aiuto economico da Stato o assicurazioni, nessuno nel ceto medio e basso se li potrebbe permettere – il discorso ovviamente vale anche per condizioni diverse dalle nostre.

“La mia situazione mi ha reso migliore”? Sarà come dici tu, però se potessi ne farei volentieri a meno! E parlare così non è da infelici, ma da persone realiste consapevoli dei propri limiti

Allora smettiamola con questa positività artificiale e diciamo piuttosto “ci piace vivere e i nostri limiti ci spingono a migliorare l’ambiente attorno a noi, anche chiedendo ci sia garantito il diritto di non soffrire inutilmente quand’è ora di lasciare questo mondo.”

La posta del culo: la cosa bella

La “cosa bella” a cui ci riferiamo è un’espressione usata da Lorenzo, un ragazzo assunto da PizzAut – primo ristorante in Italia gestito da persone con autismo.

Il ragazzo ha raccontato di sentirsi “felice nella sua condizione” non vergognandosene più perché ha trovato in PizzAut professionisti in grado di indirizzarlo nel lavoro senza emarginarlo nei centri per persone con disabilità; alcune associazioni però hanno polemizzato invitando addirittura a censurare in tv le parole di Lorenzo, perché secondo loro “l’autismo è una cosa bella” è una frase irrispettosa e la posta del culo è pronta a rispondere a tono. Ma di che cavolo stanno parlando!

Il contesto, signori!

Dalle nostre scarse conoscenze in materia sappiamo che ci sono persone autistiche in grado di essere autonome nella vita e nel lavoro, altre meno, altre ancora che necessitano assistenza 24 ore su 24 e il supporto sia economico sia sanitario è scarso; probabilmente la protesta nasce da chi sta assistendo una persona autistica non autosufficiente, ma che senso avrebbe censurare un punto di vista differente dal proprio?

Il contesto, signori, il contesto. “L’autismo è una cosa bella” è una frase da contestualizzare in una storia specifica e a tal proposito citiamo le parole di Domenico “Nico” Acampora, fondatore di PizzAut:

[…] Lorenzo è un ragazzo che è stato bullizzato per tutta la sua vita scolastica, un ragazzo che ha fatto 4 anni in un centro diurno per ragazzi disabili…e adesso vive un momento di gioia, di protagonismo, con un lavoro a tempo pieno e a Tempo Indeterminato che lo gratifica…

Per la prima volta Lorenzo non si sente più sbagliato nell’essere autistico…che dica quello che vuole quando parla di sé stesso .

Lorenzo non è un tecnico, non è un educatore, non è un genitore ma è solo un ragazzo autistico che parla del suo autismo e non fa un trattato sull’autismo …

Lorenzo, per la prima volta nella sua vita, non si sente discriminato ed emarginato… che nessuno gli neghi il diritto di dire quello che sente e che vive.

Io certo non lo censurerò…pur non essendo d’accordo con lui, pur pensando che l’autismo sia una condizione difficile e a volte devastante.

E lo dico da genitore di un ragazzino con autismo molto severo e che quindi capisce bene le sofferenze delle altre famiglie…

Proprio per questo ho inventato Pizzaut, per costruire un futuro diverso, dove possibile…

e proprio per questo considero un successo le parole di Lorenzo, e la sua condizione di felicità.

[Fonte: la pagina Facebook di PizzAut].

Prima di polemizzare bisogna sempre approfondire il contesto perché spesso e volentieri i media si lasciano andare a un sensazionalismo che danneggia le persone ma, per fortuna, non è questo il caso anche se la notizia sarebbe stata ghiotta per qualunque sito acchiappa-click.

Ci saremmo arrabbiati anche noi se qualcuno avesse scritto:

  • “autismo è bello: Lorenzo commuove il web”;
  • “sono felice di essere autistico, parla Lorenzo in tv”;
  • “autismo è una cosa bella: ragazzo mette in discussione i centri diurni” …

Fossero stati pubblicati articoli del genere, possibilmente pieni di pubblicità, le associazioni avrebbero avuto tutte le ragioni del mondo a indignarsi. Nella realtà però i punti chiave espressi da Domenico Acampora sono ben evidenti:

  • il ragazzo parla di sé stesso, una fase particolarmente felice della propria vita;
  • non è “un trattato” sull’autismo o un insegnamento generale ma un’esperienza personale e professionale di un singolo individuo;
  • “dove è possibile”: è lo stesso fondatore di PizzAut a specificare che il progetto aiuta le persone a inserirsi nel lavoro e nella società, qualora non vivano una condizione tanto severa da precluderglielo.

La paura delle diversità

Perché le persone con disabilità o malattie fanno così paura quando si realizzano nella vita? Probabilmente destabilizzano l’immaginario collettivo, portato avanti per secoli, in cui se non sei “sano” devi vivere segregato e l’unica cosa che puoi chiedere è pietà. Una narrazione che giova a chi gestisce il potere, politico e mediatico, che molti vogliono conservare perché non accettano quando è una persona considerata “debole” a mettere in discussione le loro certezze granitiche basate sul nulla.

Allora ecco che sperano di censurare Lorenzo quando parla di sé, prendono per il culo noi quando scherziamo chi sulla disabilità visiva e chi sull’HIV, ma perché in un mondo complesso come quello attuale, c’è chi vuole imporre il proprio modo di gestire la vita e le sue difficoltà?

Nessuno su questi temi ha ragione o torto, ognuno vive a modo suo e l’unica possibilità che abbiamo è unire le forze per semplificare la reciproca esistenza. Chiediamo solo di essere liberi nell’esprimere i nostri stati d’animo per quello che sono, senza condividere felicità o tristezza a seconda di cosa gli altri vogliono sentire da noi.

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