Vuoto a perdere 08: un destino segnato

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MONDO REALE: la storia di Mark Wilson “vuoto a perdere” è vagamente ispirata a quella di Mark David Chapman, l’uomo che nel 1980 ha ucciso John Lennon.

FANTASIA: Mark Wilson si è rassegnato al test HIV perennemente negativo e che vedrà Freddie solo in fotografia. Ma Bugliano non perdona e ha in serbo una sorpresa per lui…

2021. Vuoto a perdere: test negativo

A Bugliano come a Londra non contavo più le occasioni in cui il rituale scandiva la mia esistenza: prelievo, attesa, busta chiusa, telefono muto. Mai una volta che qualcuno mi dicesse “C’è bisogno di una seconda conferma, signor Wilson”.

Anche il mio nome stava bene con la sfortuna; il signor Wilson era il pallone del film Castaway con Tom Hanks, su un tizio che sopravvive in un’isola deserta dopo un incidente aereo.

Allora decisi di non spostarmi più da casa, i test fai da te comprati su Internet potevano dirmi il mio stato senza mai farmi alzare il culo dalla sedia né andare negli ospedali gestiti dai Poteri Forti.

Passai un anno intero in cerca di avventure nelle app di incontri mordi e fuggi: mai una domanda né troppi convenevoli con i partner, e per quanto la promiscuità aumentasse la probabilità di convertirmi, il mio test non cambiò mai. Negativo.

I miei colleghi e allievi non capirono perché continuassi a lamentarmi; mentre loro andavano sempre in bianco, io avevo sempre qualcuno di nuovo davanti alla porta. Finché un giorno accadde l’impensabile.

Tigre Frida

Era il 24 novembre 2021 e quando arrivò dal nulla un nuovo messaggio su un’app di dating, io ero intento a leggere i social network su Freddie Mercury e la sua morte.

“So chi sei e cosa cerchi”, mi scrisse in chat lo pseudonimo Tigre Frida; dal nome pensavo si trattasse di una donna particolarmente aggressiva, così preparai casa con le solite candele, cioccolatini e fiori che piacciono tanto al pubblico femminile.

In poco tempo iniziammo a scriverci dei reciproci desideri sessuali, prendendoci una confidenza contraria a ogni logica razionale; il sangue e il mio cuore erano proiettati verso quella persona sconosciuta come se fosse l’ultima avventura della mia intera esistenza.

Finalmente, verso sera, il mio telefono si accese col messaggio che attendevo da tutto il giorno: “Apri la porta, sono qui sotto! Tigre Frida.”

Lavato e vestito elegante, corsi incontro alla mia ospite preparato a ogni evenienza: avrebbe voluto uscire a cena, o altro?

Con passo lento la persona salì per le scale, finché ci trovammo entrambi sul pianerottolo…

Tutto potevo aspettarmi, tranne chi si presentò di fronte a me! Non credetti ai miei stessi occhi: a volere un’avventura sessuale con me era l’agente di polizia Adriano La Scala, la cui presunta integrità morale gli aveva fatto superare brillantemente due master di criminologia, uno a Bugliano e l’altro a Washington al cospetto dei federali.

Senza dirmi una parola mi prese per mano guidandomi dentro il mio appartamento come fosse casa propria: “meglio così”, pensai; questo vuole andare subito al sodo. Ce la godiamo poi fuori di qui e non se ne parla più! Niente relazioni omosessuali tra criminologo e insegnante, evitiamo gli scandali!

Appena entrati nella mia stanza da letto, lui mise tutto subito in chiaro: “Sei certo delle conseguenze? Io non sono qui per accontentare un perditempo capriccioso. O sei serio, o nulla.” Mi mostrò il suo medaglione col simbolo del rischio biologico e lo abbracciai con orgoglio: c’erano voluti anni ma finalmente qualcuno mi avrebbe dato il virus che cercavo.

“Vedi Wilson”, lui ricambiò il mio abbraccio. “Tigre Frida non esiste perché è l’anagramma di Adri Gifter!”

Le sorprese non finiscono

Definirlo intelligente era un eufemismo; uno abituato agli enigmi sul proprio nome, sicuramente avrebbe saputo scovare anche i peggiori serial killer e io dovetti frenare le mie confidenze. Mai avrei potuto raccontargli che avevo cercato di dissanguare Freddie Mercury e, in fondo, mi tentava parecchio anche il suo sangue di agente con qualità fuori dal comune.

Restammo insieme l’intera notte e, la mattina, mi portò pure la colazione a letto! Per la prima volta da quando era morto il povero Andrew non mi sentivo considerato come un giocattolo.

“Come ti senti, Mark?” mi domandò, con in mano la tazzina ancora mezza piena. “Ti sei pentito per ieri sera?”

“No”, gli sorrisi calmo, bevendo l’ultimo sorso di caffè; “mai stato meglio! Perché, tu hai rimorsi?”

“Neanche mezzo”, Adri finì di bere e posò la tazza sul comodino accanto alla mia; “ma se cambi idea posso accompagnarti in ospedale per la profilassi, al massimo entro due giorni.”

“Stai scherzando? Dopo trent’anni che aspetto questo momento tu mi vuoi riempire di medicine? No, e poi no!”

“Allora mi raccomando”, rispose abbracciandomi; “chiamami se nelle prossime settimane avverti sintomi. Febbre, debolezza, sudorazioni notturne… Vorrà dire che ci siamo riusciti.”

Ci salutammo così, abbracciati davanti alla porta di casa, verso l’inizio di una vita che non sarebbe mai più stata normale.

Cambiamento in atto

Tre settimane dopo l’evento, i segnali arrivarono puntuali: sudavo come un mulo e avevo la febbre alta.

“I tuoi giorni da negativo sono finiti”, mi scrisse Adriano quando lo avvisai in chat; “per un test fai da te è prestissimo ma quello dell’antigene, il test combo, in teoria dovrebbe già dirci qualcosa. Vuoi che venga con te a farlo?”

Il giorno in cui mi accompagnò in ambulatorio era un venerdì 17, unico in cui Adri era libero e io non dovevo tenere lezioni; almeno avrei potuto ribattezzare una data sfortunata in quella più felice della mia vita!

Quanto era carino il mio gifter: mi venne a prendere sotto casa come un vero cavaliere, addirittura mi aprì la portiera dell’auto e in ambulatorio rimase sempre al mio fianco.

“Anche se non ti è arrivato dalla fonte originale è sempre l’autentico HIV di Freddie Mercury”, mi disse, probabilmente per darsi un tono; “ora è solo questione di confermarlo!” Feci finta di niente, ma i ricordi di Freddie e le occasioni mancate per dissanguarlo, mi stavano logorando la mente.

Appena uscimmo dalla sala prelievi mi accompagnò a casa e mi tolse il cerotto dal braccio; osservai le poche gocce di sangue rimaste sul cotone e gli proposi di raggiungermi nella stanza da letto per un altro incontro stavolta fra positivi e lui scoppiò a ridere: “Sei positivo fino a prova contraria! Meglio se ci vediamo nel pomeriggio quando ti arriva il risultato.”

Qualcosa non va!

Senza nemmeno salutarmi, prese la porta e se ne andò. Dov’era il gifter generoso che avevo conosciuto? Troppe domande mi riempirono la mente per l’intera mattina, poi la consapevolezza arrivò all’improvviso: Già, è un poliziotto, e quando lavora non c’è vita privata che tenga.

Il mio telefono rimase muto per ore. Sapevo che di fronte a un risultato positivo al test sul sangue, dall’ambulatorio sarei stato chiamato per gli esami di conferma e i consulti medici a cui avrei, deliberatamente, dato buca.

Mai e poi mai avrei accettato i loro consigli e medicine! Una, due, tre volte mi collegai al sito web del laboratorio analisi con le mie credenziali, finché alle 15 qualcosa apparve. “Test combinato, anticorpi e antigene P24. HIV 1 e HIV 2, campione negativo.” Venerdì 17 confermato essere il giorno della sfortuna!

La verità viene a galla

Maledizione, maledizione e ancora maledizione! Il mio smartphone era in carica sul tavolo e trattenni l’impulso di buttarlo dalla finestra perché vidi un nuovo messaggio di Adri: “Vieni, sono sotto casa tua. Parliamo del test, meglio confrontarci di persona!”

Scesi le scale di corsa, intenzionato ad ammazzarlo di cazzotti perché nessuno aveva i miei dati per accedere al portale sanitario e questo voleva dire una cosa sola: Adri sapeva fin da subito come mi sarebbe andata!

“Ehi! Vuoto a perdere! Allora?” Lo stronzo sorrise beffardo, come avesse vinto un terno al lotto.

Lo vidi in piedi di fronte a me, stranamente in divisa da poliziotto ma ero troppo devastato per chiedergli ulteriori spiegazioni.

“Allora confermi che sei un vuoto a perdere!”

Restai in silenzio con le orecchie tese, avvertii dei vaghi rumori di persone in movimento provenire dal retro del mio palazzo e Adriano che mandava messaggi però evitai di distogliere il mio sguardo dal suo, volevo mi dicesse in faccia il motivo per cui mi avesse tradito a quel modo.

“Sai com’è, tesoro”, mi prese in giro; “io ho dovere di tutelare il mio virus e tu, un bene così prezioso, non l’avrai mai! Capito? MAI! Io sono non rilevabile e neanche volendo potrei trasmettertelo!”

Nemmeno ebbi il tempo di sferrargli un pugno, perché le persone da dietro casa si palesarono: erano tre poliziotti anche loro in uniforme, che immediatamente mi bloccarono e Adri stesso mi infilò le manette ai polsi.

“Mark Wilson, sei in arresto per terrorismo!”

Non opposi resistenza, come avrei potuto farlo? Conoscevo benissimo il mio ruolo e non potevo in alcun modo tradirmi adesso. Negativo e in galera, forse è questo che davvero meritavo! Mi feci portar via senza dire altro, da solo con la mia rabbia e il sorriso trionfante di Adriano accanto a me.

Epilogo

Dal carcere ho avuto il tempo per riflettere e sono arrivato alla conclusione di dover compiere una buona azione, almeno una: dare all’opinione pubblica quello che vuole.

Lutto all’università: suicida il docente Mark Wilson

Bugliano (PI) – 20 dicembre 2021. Una notizia dell’ultima ora sconvolge l’università buglianese: il noto docente Mark Wilson si è tolto la vita in carcere mordendosi i polsi fino a morire dissanguato.

“Soffriva di depressione da tempo”, ha dichiarato alla redazione la sorella Virginia. Titolare del locale House In Virginia adiacente al campus universitario, la donna non ha voluto fornire ulteriori dettagli sulla vita privata del professore.

L’insegnante era stato arrestato lo scorso 17 dicembre dopo un lungo e accurato pedinamento da parte dell’agente profiler Adriano Adri La Scala, secondo il quale Wilson corrispondeva al presunto mitomane dissanguatore che darebbe la caccia alle persone sieropositive a Bugliano e nel mondo.

La confessione

Lo stesso Mark Wilson prima di morire ha lasciato in cella una lettera confessione che noi pubblichiamo integralmente, rivolta a tutti i cittadini di Bugliano.

Bugliano, 19 dicembre 2021.
Sono io lo stalker, il dissanguatore, l’omicida. Ho ucciso io nel 1988 la donna italiana trovata morta a San Pietroburgo, dopo aver intercettato le sue lettere a Freddie Mercury mentre quest’ultimo era il mio datore di lavoro.

I due avevano avuto una relazione e io non potevo permettere che si riconciliassero mentre io invece ero completamente solo e Freddie mi rifiutava!

La morte per AIDS del mio ex fidanzato Andrew Jones, mi ha talmente sconvolto da avermi causato un’ossessione per il virus. Non ho mai potuto provare che sia stato Mercury a contagiare il mio amore ma da allora volevo riprendere il legame con entrambi grazie alla loro malattia. Sarebbero stati dentro di me fino alla mia morte ma, anche se ho bevuto il sangue della ragazza e mi sono ferito con lo stesso coltello usato per tagliarle la gola, i miei test HIV sono sempre risultati negativi e quand’ho saputo che Freddie Mercury era sotto la protezione del mio ex compagno di scuola Raymond Still, ho deciso di vendicarmi molestando chi porta dentro di sé lo stesso virus del mio idolo.

Ma ora che mi avete messo in prigione non ho più niente ed è giunto per me il momento di dire addio a un mondo in cui forse, non dovevo nemmeno esistere. Sono stanco dei miei continui fallimenti!

Mark Wilson

Come redazione, non ci sentiamo di commentare ulteriormente la lettera, sarà competenza degli inquirenti valutarne l’autenticità e considerare ulteriori sviluppi del caso.

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