Benny 01: la promessa

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MONDO REALE: 3 luglio 1981. Esce un articolo sul New York Times in cui si parla di una malattia mortale che verrà in seguito chiamata “AIDS”.

FANTASIA, 1981: Beniamino La Scala, negoziante di dischi, apprende di una malattia spaventosa che flagella gli USA e va in panico: non può annullare il viaggio di nozze e tradire la promessa alla sua amata!<

Beniamino La Scala

Sono Beniamino e a 30 anni ho aperto il mio negozio di dischi “Musica Intorno”, in centro a Bugliano.

Da sempre mi scontravo coi miei genitori che mi volevano sposato, padre e con un buon conto in banca ma se ero d’accordo sul matrimonio, litigavamo in merito alla professione perché secondo loro la musica non mi avrebbe mai dato da vivere.

Così a gennaio del 1981 li sorpresi quando inaugurai la mia nuova attività e proprio nel giorno di apertura feci la proposta alla mia fidanzata.

Amelia accettò di buon grado, contro ogni pronostico dei suoi genitori che mal sopportavano la mia presenza: “prima o poi ti abbandonerà”, le dicevano; “è sempre in giro per il mondo e pensa solo alla musica!”

Io però restai sempre al suo fianco, raccontandole sempre dei concerti che frequentavo e le avventure occasionali a cui talvolta mi lasciavo andare ma chissà, forse bastava solo nascondersi un po’ meglio e fare il bravo davanti ai suoi?

1980: La promessa

“Se mai ci sposeremo il nostro viaggio di nozze sarà un concerto dei Queen”, le feci una promessa per gioco appena fidanzati e Amelia non mi prese mai sul serio fino a quando scartò il mio regalo per Natale: due biglietti per il concerto “Queen Rock Montreal” che avrebbe avuto luogo a novembre dell’anno successivo.

“Chissà quanto li hai pagati, Benny”, mi sorrise incredula e io scossi il capo: “i soldi non sono un problema amore e tu lo sai. L’importante è che il prossimo inverno saremo in Canada e ci godremo Freddie Mercury in prima fila!”

1981: America? Sei pazzo?

Estate 1981. Dovevamo metterci i soldi da parte per il viaggio, così mi adattai a passare le vacanze in casa coi suoceri che cercavano ogni scusa per litigare, nonostante io non fossi intenzionato a rispondere alle provocazioni.

Fu l’ultimo giorno prima di tornare al mio negozio, che persi la pazienza quando il padre di Amelia mi fece vedere un giornale: “New York … 41 omosessuali con una rara forma di cancro… qualcuno parla già di epidemia! E voi volete andare in America? Siete pazzi?”

“Come dici, Alberto? Mi stai forse paragonando a quei…”, Bloccai l’insulto sul nascere ma il mio volto si fece paonazzo! Sì, c’era un segreto che mai avrei condiviso. La ragione per cui avevo facilmente avuto in mano i biglietti del concerto.

“La prima gallina che canta ha fatto l’uovo”, scherzò Amelia e io abbassai lo sguardo sul quotidiano dove era descritta una vera e propria strage. “Cazzo”, pensai; “devo sapere se stai bene!”

Mi scesero due lacrime che Amelia asciugò al volo: “Benny, lascia stare mio padre paranoico, andremo in America come ci siamo promessi e staremo per conto nostro.”

Le rivolsi un cenno di assenso e uscii di casa, senza più guardare lei né mio suocero.

Il panico

“Benny dove vai!” Sentii Amelia chiamarmi dalla porta ma io incurante di lei e del mondo mi allontanai per la strada, camminando a lungo in quella torrida serata estiva. E se mio suocero avesse ragione, se davvero una malattia pericolosa si affacciasse al mondo? Come si trasmetteva? Dovevo saperlo e una sola persona avrebbe potuto rispondermi.

Il mio fidato portafoglio aveva ancora monete e gettoni per fortuna, bastava solo raggiungere la prima cabina telefonica e chiamare un numero che conoscevo a memoria, senza però avere la più pallida idea su cosa chiedere.

I gettoni sembravano pietre sulle mie dita e prima di inserirli nel telefono pubblico dovetti respirare a fondo per calmarmi, poi finalmente mi posai la cornetta all’orecchio e composi i numeri su quel telefono a disco ormai mezzo arrugginito.

Uno, due squilli, tre, pochi secondi che parevano un’eternità. “Pronto?” Stavo per riagganciare quando la voce rispose e io mi schiarii la gola.

“Tu … Raymond … Sei… Sei vivo?” Quanta fatica a pronunciare una sola parola e a lui scappò una risata: “Sei più morto tu mi sa visto che prima sparisci poi mi chiami all’improvviso!”

“No, Ray, non scherzare”, provai a calmarmi pensando ai soldi che continuavano a diminuire.

“Avrai letto anche tu della malattia vero? Quella degli uomini a New York? Tu sei americano.”

“Ovviamente! Però non capisco tu cosa c’entri!” Era sbrigativo ma per nulla preoccupato, così mi tranquillizzai anch’io.

“Non dirmi che vuoi mandare tutto all’aria? Per una notizia sul giornale? Benny! Ho già firmato l’accordo e sarebbe un problema se tu…”

“Quale firma”, mi feci di nuovo prendere dal panico. “Non mi avevi parlato di contratti.”

“Infatti Benny, per te no, ma per me sì! E da quando ti ho consegnato i biglietti, ci sei dentro fino al collo.”

No, maledizione, no! Potevo essermi messo nei guai con le mie mani? Era successo tutto a settembre dell’anno prima: io e Ray, amici da una vita, nel luogo che presto sarebbe diventato il mio negozio.

“Ho il colpaccio, amico”, mi parlò a un orecchio. “Concerto Queen Rock Montreal…” Estrasse dalla tasca una busta sigillata e me la sventolò davanti agli occhi. “Con quello che ho lottato per avere gli ultimi due biglietti dovresti come minimo darmi qualcosa di tuo.”

“Quello che ti ho sempre dato da quando ci siamo conosciuti anni fa? Non posso più ormai”, ero sicuro che ci fossimo capiti ma lui mi guardò negli occhi e scoppiò a ridere: “è niente, quella cosa lì, non ne ho più bisogno. Mi serve un giuramento da parte tua! Promettimi che qualunque cosa accadrà tu mai e poi mai rinuncerai al concerto.”

Pur sospettando una clamorosa truffa mi fidai del mio amico e accettai, piuttosto di tradire Amelia perdendo l’occasione del concerto mi sarei anche fatto ingannare.

“Beniamino! Pronto? Ci sei?” La voce al telefono mi riportò al presente. “Non riagganciare testa di cazzo!”

“Stavo solo pensando… Tu mi dicevi di non preoccuparmi, che non dovevo farmi problemi di soldi, ora cos’è cambiato? Ray!”

“Senti bello, non ho tempo da perdere e voglio chiudere la questione prima possibile! Anche subito. Dimmi dove sei, che ti raggiungo.”

Forse aveva percepito che stavo finendo i gettoni? Impaziente di capire come ricambiarlo del grande favore, lo rassicurai e ci accordammo di incontrarci dalle panchine accanto al telefono pubblico.

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