Oh! Com’è possibile? La posta del culo per due volte di fila?
L’avevamo detto che per il 2024 avremmo cercato di rinnovarla e così è stato: se individuiamo in giro qualche messaggio degno di nota, il Culo è sempre aperto e lo accoglie volentieri.
Adesso è il turno della recensione negativa sui gay e un disabile, divulgata in qualsiasi media senza porsi alcun dubbio.
Recensione negativa su gay e disabile: i fatti
La storia: un cliente anonimo ha inviato una recensione negativa presso una pizzeria in provincia di Lodi.
Classificando la pizzeria con una stella, La Posta del Culo ha detto:
“Mi hanno messo a mangiare di fianco a dei gay, non mi sono accorto subito perché sono stati composti, e un ragazzo in carrozzina che mangiava con difficoltà, mi spiaceva ma non mi sono sentito a mio agio. Peccato perché la pizza era eccellente e il dolce ottimo, ma non andrò più”.
“Allora meglio se resti a casa”, è la risposta che viene più spontanea ed è quella che in sostanza gli ha rivolto la titolare e un sacco di media generalisti hanno dato seguito alla notizia, senza porsi alcun dubbio.
Non date da mangiare ai troll!
Abbiamo già spiegato a suo tempo chi sono i troll e ribadiamo il concetto:
be kind to the others, don’t feed the trolls – sii cortese col prossimo, non dare da mangiare ai troll.
Metafora azzeccatissima visto che si parla di ristoranti, comunque nel caso specifico “dare da mangiare” significa “offrire attenzioni”. Il provocatore professionista, alias Troll, invia messaggi di cattivo gusto dove sa che può scatenare clamore mediatico e quando lo ottiene, ci gode.
Nel blog Dissapore, più precisamente dalla dottoressa Valentina Dirindin, abbiamo scoperto che già nel 2022 era accaduta una cosa simile: in una bruschetteria veneta era apparsa una recensione analoga ma senza la questione dei disabili.
“Mi hanno messo a mangiare di fianco a dei gay e
sinceramente non mi sono sentito a mio agio durante
la consumazione, peccato perché la bruschetta
era molto buona.”
E noi, per non saper leggere né scrivere, confrontando le due recensioni abbiamo capito che da lontano puzzano di troll.
La puzza di troll
Diverse realtà social fondano i propri dubbi sulla grafica e i font delle schermate relative alla recensione e la risposta, sul fatto che la recensione in questione sia stata cancellata ma noi siamo convinti che per sentire la puzza di troll basti molto meno:
- ‘Dei gay mi sono accorto tardi perché erano “composti”‘. Fingiamo di darlo per vero, quindi facci capire: pensi che una coppia gay si metta al ristorante nuda? Li credi due esseri inseparabili, uno col pene nell’ano dell’altro anche mentre mangiano? Interessante, potrebbe essere un nostro nuovo personaggio di fantasia creato per spaventare gli omofobi. Un esperimento dell’università a Bugliano compiuto sul DNA degli uomini omosessuali per cercare di combattere lo stigma nei loro confronti. Ci penseremo, grazie dell’idea.
- Questione del disabile: la titolare dice di aver riconosciuto dalla faccia il signore poco tollerante, e l’ha messo alla porta tirando fuori una recensione di mesi prima; nelle interviste accennava allo “sguardo infastidito verso la persona in carrozzina”, una cosa però noi ci chiediamo: dove hai la certezza che lo stesso ad aver guardato male una persona con disabilità, sia quello che ha scritto la recensione?
- Chi ha cancellato la recensione, la titolare o Google? O non è mai esistita? Crediamo sia lecito avere dei sani dubbi perché non accettiamo l’indignazione a comando anche se riguarda cause che ci toccano da vicino.
E che la recensione sia vera o falsa nessuno è più in grado di raccontarcelo in quanto la signora Giovanna, titolare insieme a suo marito della pizzeria in oggetto, è stata rinvenuta morta sulla sponda del fiume Lambro. Lasciamo le autorità lavorare per capirne la ragione, ci auguriamo solo che qualora si sia tolta la vita, non siano stati eventuali odiatori a spingerla.
Nel web la gente può essere cattiva, seppure guidata dalle buone intenzioni e se i dubbi in merito alla recensione fossero stati usati per lanciare addosso odio a una persona già fragile, si fa presto a distruggerle l’esistenza.
Lasciamo il silenzio alla signora Giovanna e le condoglianze doverose ai familiari, adesso limitiamoci a lavorare su quello che ci compete: l’attenzione al buon uso del web.
Sulle valutazioni dei locali quindi teniamo a ricordare un dettaglio: chiunque può pubblicare una recensione su Internet, le piattaforme dove condividerla hanno poca possibilità di verificarne la fondatezza per cui anche senza averci mai messo piede, si può valutare un ristorante in modo positivo o negativo rimanendo seduti sul proprio divano.
Dopo, se trovi qualcuno che ti paga per mettere cinque o una stella a quel locale per elogiarlo o affossarlo e tu lo fai? Chi se ne importa, non ci sei mai stato ma quel posto avrà le valutazioni migliori o peggiori del mondo.
Non è il primo esercizio pubblico a diventare protagonista nel bene o nel male di casi mediatici e, a seconda della situazione, ci sono sempre le pecore (senza offesa per gli ovini) che sparano odio o amore a comando.
Ci scusiamo coi nostri lettori perché usare espressioni come “pecore” non è da noi però in questo caso a spingerci verso una comunicazione più volgare è la paura che, a lungo termine, certe non-notizie possano portare alla normalizzazione dell’intolleranza o, comunque, a sminuire quando ci sono casi di discriminazione vera pertanto vogliamo rimarcare il concetto: invece di mandare le cinque stelle a un locale perché spinti dai media, ci si renda davvero utili – anche pulendo le strade dalla spazzatura, mica serve necessariamente sostenere disabilità e gay.
Noi: due gay e una disabile
Forse per molti siamo gli stronzi che non si indignano dopo l’ennesimo caso di intolleranza né sostengono con le cinque stelline la pizzeria lodigiana?
Se a livello mediatico la storia fa acqua da tutte le parti, noi abbiamo vissuto personalmente la vera omofobia e abilismo nei modi più subdoli quindi se ci arrabbiamo lo facciamo solo, se, e verso chi ne vale la pena. Possiamo essere liberi di decidere con chi prendercela o i Potery Forty devono stabilire pure quello? Non cediamo a chi ci vuole rabbiosi o pronti a piangerci addosso, siamo orgogliosamente diversi da così.
Quando si è amici di lunga data è consuetudine muoverci per un aperitivo, una pizza, un evento in presenza su temi di nostro interesse perciò è normale frequentare ambienti! A tenere il blog siamo in due – Elettrona e Gifter – ma il marito di quest’ultimo è venuto spesso e volentieri con noi senza che ogni volta avessimo dichiarato al mondo “siamo la coppia gay con la persona disabile al seguito” perché non ci vogliamo identificare così.
Fra noi siamo due blogger più uno, anzi più due mettendoci anche l’HIV ma per chi deve incontrarci occasionalmente per qualunque motivo, siamo e dobbiamo essere fruitori di un servizio o spettatori di un evento. Il resto sono affari nostri e nessuno deve fare ipotesi.
Dopodiché se a qualcuno facciamo schifo a prescindere, non ci importa e andiamo avanti per la nostra strada e in caso estremo rispondiamo a tono ma generalmente non abbiamo vissuto intolleranza violenta anche in luoghi dove tutti ci conoscono.
Invece abbiamo dovuto scontrarci più con ignoranza che intolleranza: chi scambiava la persona vedente per il badante di quella non vedente, o chi ci prendeva per una coppia con l’amico scapolo a tenere la candela ma la cosa peggiore è stata sentire chi nel locale doveva servirci, domandare: “la signorina cosa vuole?” Parlando come se Elettrona non fosse presente.
A quel punto la soluzione più rapida è stata rispondere “guarda che gli occhi non funzionano ma esistono le orecchie” o, al momento del conto, “perfetto. Siccome mi hai trattato come se io non esistessi, paga solo lui la sua ordinazione e a me la regali.”
Davanti a un simile affronto cambiano registro, se li tocchi nel portafoglio tornano subito sui loro passi e come minimo chiedono scusa! Perché va detto, un comportamento del genere è dovuto spesso alla poca o nulla conoscenza in materia di cosiddetta “diversità”, non è malafede. Sta a noi essere cortesi e farci conoscere evitando la maleducazione, sennò gli altri si chiudono ancora di più.
Inoltre, se in un caso del genere facciamo i gentili di persona per poi lasciargli una recensione negativa, vuol dire mettersi consapevolmente in mano alla strumentalizzazione mediatica-politica e la nostra dignità non è in vendita. Sarebbe una vergognosa figura da vigliacchi.
Casi umani da recensione: altro che posta del culo!
Se un cliente può sentirsi a disagio come nostro vicino di tavolo per omosessualità e disabilità, anche noi abbiamo i nostri casi umani su cui imbarazzarci oltremodo e, se per ognuno di loro dovessimo pubblicare una recensione a una stella avremmo già fatto collassare il sistema.
- Ci hanno fatto sedere vicino a un tavolo di fascisti
- vicino a noi c’è un gruppo che bestemmia (siamo agnostici ma troviamo la bestemmia un gesto assai maleducato comunque)
- i nostri vicini di tavolo erano nostalgici dell’Unione Sovietica
- stavamo accanto a una famiglia con bambini maleducati. Urlavano correvano lanciavano cose.
- il cane dei vicini abbaiava e piangeva a profusione
- il vicino di tavolo ha preso la bistecca alla fiorentina stracotta e ci ha bevuto la coca-cola sopra
- la vicina si è fatta portare il prosciutto crudo e gli stuzzicadenti, poi millimetro dopo millimetro levava tutto il grasso e lo spargeva sul pavimento – l’ultima è una esagerazione, non lo buttava per terra ma lo lasciava sul bordo del piatto! Ha buttato via mezzo prosciutto comunque.
- una coppia di anziani tossiva in continuazione
- il signore sul tavolo di fronte a noi, ogni forchettata di cibo che prende la annusa
- la coppia dietro di noi mette il grana nella pasta alle vongole – qualcuno lo fa e gli piace, ma a noi fa venire la pelle d’oca solo a pensarci
- la ragazza accanto a noi si schiacciava i brufoli e si mangiava le unghie a tavola
- il cliente dietro di noi ci ha impiegato un quarto d’ora a scegliere dal menu e noi abbiamo aspettato il doppio per colpa sua
- i nostri vicini di posto parlavano di libri ma non si ricordavano come si chiamava l’autore di “Montalbano”…
Tutte situazioni accadute davvero, anche più di una nella stessa giornata. Cosa fai? Ci ridi sopra e vai avanti! Sui piccoli maleducati non nascondiamo la nostra mala sopportazione ma poco possiamo farci, il mondo è anche loro e se non ci pensano i genitori noi cosa siamo? Vivi e lascia vivere, a un certo punto. Se non ti va di sentire o vedere cosa c’è in giro, stai a casa tua e ordina la cena a domicilio oppure se esci almeno evita di brontolare.
Nuovo business: l’unpluencer
Chi ha fatto la recensione sul gay e disabile è un provocatore -troll- seriale: nel 2022 era in Veneto, un anno dopo a Lodi e fra un altro anno lo incontreremo in un posto diverso, poi quando sarà ora farà così anche in Paradiso. Ne siamo sicuri perché a nessuno fa sconti, uno simile. Neanche a San Francesco Caracciolo, santo patrono dei cuochi.
E allora, sapendolo, perché non sfruttare il personaggio a nostro favore? Potremmo assumerlo come Unpluencer (unpolite influencer, influencer maleducato).
Andiamo in giro per i locali portandoci dietro il tizio, da noi istruito a pubblicare una recensione negativa perché “seduto a fianco a un gay e una disabile”; più indignata è la valutazione e meglio è, possibilmente col link al nostro blog.
“Pizza ottima, dolci spettacolari ma la compagnia te la raccomando! Una coppia gay, una ragazza disabile, e uno dei due f-word era pure sieropositivo! Ho dovuto disinfettarmi le mani per tre giorni quando sono rientrato a casa. Hanno continuato a parlare del loro blog [link al sito del mondo positivo] tutta la sera e a me non è mai fregato un cazzo ma non ho potuto mandarli affanculo perché il titolare stravedeva per loro. Ma cos’avranno di speciale quelli lì? Vergogna!”
In seguito la recensione va pubblicata sui media così il locale, di riflesso, si becca tutte quelle positive degli indignati da tastiera e fa a sua volta il super eroe in difesa dei gaysabili o disagay per godersi ancora più interazioni. Che parola ci è uscita, “disagay” – starebbe anche per “gay disagiati” e potremmo fare una lista infinita di questi soggetti!
Facciamo funzionare così l’unpluencer business: ogni recensione a 5 stelle ricevuta da terzi, vale cinque euro di bonus fino ad arrivare a 50 euro di montepremi da riscattare in una cena gratis (per noi, il maleducato invece se la paga e se nella recensione negativa non ci menziona col link, paga pure la nostra).
In alternativa, siamo noi gli unpluencer: acronimo simile ma stavolta “unp” viene da “unpoliteness”, maleducazione. Quindi “influencer della maleducazione”. Facciamo che i primi, quelli che mandano recensioni maleducate su di noi, sono gli unpluencer silver e noi siamo i gold.
L’unpluencer gold potrebbe essere quello che, in un locale, recensisce negativamente i clienti maleducati! Mettiamo cinque stelle al cibo e al servizio ma sull’ambiente divulghiamo tutti i casi umani ai quali siamo rimasti accanto.
Anche qui, cena gratis se noi con le nostre recensioni riusciamo a spingere un maleducato a non tornare più.
E occhio alle truffe, perché se uno si mette “unpluencer” senza silver o gold allora è una fregatura che ti fa una recensione negativa comunque anche se lo servi coi guanti bianchi e gli fai pranzo, cena e pure dopo cena!
Lascia un commento